PARROCCHIA

 

SANT’ANDREA APOSTOLO

 

TORTOLI’ 

 

ORARI SANTA MESSA 

 

FESTIVI: 07.30 -- 10.00 -- 18.00

 

FERIALI:                    18.00

 

Domenica 12 Luglio

 

Il seminatore uscì a seminare

 

Quello seminato sul terreno buono

 

è colui che ascolta la Parola e

 

la comprende; questi dà frutto e produce

 

il cento, il sessanta, il trenta per uno 

Il Vangelo ci racconta - se si eccettua l’ultima frase - la storia di una catastrofe. Tutto comincia nella speranza e, nonostante questo, non tarda ad essere ridotto ad un nulla: gli uccelli mangiano il seme; il terreno pietroso gli impedisce di mettere le radici; le piante spinose lo soffocano... tutto segue il suo corso disperante. Tuttavia, in mezzo a questa catastrofe, Dio annuncia il suo “ma”: in mezzo al campo di concentramento di Auschwitz, padre Kolbe - morendo nel "bunker della fame" - loda ancora Dio onnipotente. Nella parabola del seminatore si incontra il “ma” di Dio: ci sono poche speranze, ma vi è almeno una terra buona per portare cento frutti. È con gli occhi di Gesù che bisogna leggerle questo genere di storie catastrofiche. E bisogna leggerle con Gesù fino in fondo. La prima parte mostra che tutto è vano. Eppure la storia di questa sconfitta porta ad una conclusione inattesa. Dio, nella sua infinita misericordia, non lascia che il seminatore soccomba come un personaggio tragico. Forse abbiamo qui, davanti a noi, una legge che vale per tutte le azioni di Dio nel mondo. Poiché la causa di Dio nel mondo è spesso povera e poco appariscente. Quando la si prende a cuore, si può soccombere alla tentazione della disperazione. Ma le storie di Dio hanno un lieto fine. Anche se all’inizio nulla lascia presagirlo. Forse Gesù non racconta solo questa storia alle persone che sono sulle rive del lago. Forse la racconta a se stesso per consolarsi. Si chiede: cosa sarà di ciò che intraprendo? Si scontra con la cecità, il rifiuto, la pedanteria e la violenza. Non è ignaro delle sconfitte. “Ma” la sua parola porta i suoi frutti nel cuore degli uomini.

Don Piero

 

PREGHIAMO

 

Padre Santo, 

che continui a seminare

la tua parola nei solchi

dell'umanità, accresci in noi, con la potenza del tuo Spirito,
la disponibilità ad accogliere

il Vangelo, per portare frutti

di giustizia e di pace. 

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"Tortolì in cammino"

28 - Tortolì in cammino - 12 Luglio 2026
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**** BACHECA NEWS ****

 

DAL SITO DELLA DIOCESI...

Ingressi nelle Parrocchie

 

Nel prossimo mese di settembre si celebreranno gli ingressi dei nuovi Parroci e del Vicario parrocchiale nominati dal Vescovo.

Ecco il calendario delle celebrazioni presiedute dal vescovo Antonello, tutte con inizio alle ore 18:

 

Don Federico Murtas a Ilbono: martedì 15.

Don Michele Congiu, con il Vicario parrocchiale Don Paolo Balzano, a Tortolì (Sant’Andrea): giovedì 17.

 

Sarà presieduta dal Vicario Generale, Don Michele Congiu, la celebrazione di ingresso in Cattedrale di lunedì 14 – sempre alle ore 18 – di Don Luigi Murgia come Vicario parrocchiale anche del Santuario. 

Luglio mese dedicato al Preziosissimo

 

Sangue di Gesù

Sulla Croce c’è stato l’apoteosi del Sacrificio di Gesù Redentore. E dicendo: del sacrificio, si potrebbe dire “del Sangue”, perché sulla Croce Gesù ha finito di spargere il suo Sangue sino all’ultima goccia, sin quando esso non è già più sangue ma siero di sangue: il trasudato estremo di un corpo che muore. Quanto sangue! E l’ha sparso da per tutto, per santificare tutto e tutti. L’ha sparso nel Getsemani, orto e uliveto, per santificare la campagna e le opere della campagna. La campagna creata dal Padre suo con le sue messi, le sue viti, le sue piante da frutto, le sue pianticelle minori, ma tutte utili all’uomo e delle quali il Padre insegnò l’uso e la coltura, con soprannaturale insegnamento, ai primi uomini della Terra. L’ha sparso là per santificare la terra e i lavoratori della terra, in cui sono compresi anche i pastori delle diverse specie di animali concessi dal Padre all’uomo per aiuto e sostentamento dell’uomo. Ha sparso il mio Sangue nel Tempio, poiché ero già ferito da pietre e bastoni, per santificare nel Tempio di Gerusalemme il Tempio futuro, il cui cemento si iniziava in quell’ora: la sua Chiesa e tutte le chiese, case di Dio, e i ministri di esse. L’ha sparso anche nel Sinedrio perché esso, oltre che la Chiesa, rappresentava anche la Scienza. E solo Io so di quanto bisogno di santificazione ha la scienza umana, che usa di sé per rinnegare la Verità e non per credere sempre più ad Essa vedendo Iddio attraverso le scoperte della intelligenza vostra. L’ha sparso nel palazzo di Erode, per tutti i re della Terra, investiti da Me del supremo potere umano per la tutela dei loro popoli e della moralità dei loro stati. Anche nelle regge so soltanto Gesù quanto, quanto, quanto ci sarebbe bisogno di ricordarsi che Uno solo è Re: il Re dei re, e che la sua Legge è la legge sovrana anche sui re della Terra, i quali sono tali finché Dio non deve intervenire a privarli della corona della quale, o per colpa palese e personale o per debolezza - colpa non materiale ma non meno condannata e condannabile perché causa di tante rovine - non sono più degni.

Ci vuole coraggio, oggi, per continuare a sognare. O per riprendere a farlo. Eppure, della materia di cui sono fatti i sogni si può intessere la realtà quotidiana per non smettere di desiderare e di costruire un mondo migliore. Una sfida da raccogliere e da provare a vincere, anche davanti a scelte faticose, a sogni infranti, a strade da aprire laddove sembrano non essercene. Nasce così “Largo ai sognatori”, lo slogan della manifestazione estiva ideata e realizzata dalle diocesi di Lanusei e di Nuoro, che prenderà avvio ufficialmente il 28 luglio e proseguirà fino al 9 settembre: gli spazi all’aperto dell’Anfiteatro Caritas di Tortolì e quelli dell’Area Fraterna a La Caletta di Siniscola accoglieranno artisti, ospiti e il pubblico della Pastorale.

 

 

Siate testimoni della luce, per costruire un futuro di pace 

Per Prevost, costruire la pace non è un'opzione. E non solo non lo è dalla comodità di chi da lontano guarda agli scenari di guerra, ma anche per chi si trova nella condizione di «non essere in grado di controllare» la propria «situazione o le sfide che» è chiamato «ad affrontare». In un videomessaggio rivolto ai giovani riuniti ad Erbil, in Iraq, per l'Ankawa Youth Meeting, in corso da oggi all'11 luglio, il Papa lo spiega in modo limpido e paterno, ricordando loro che «io sono con voi; la Chiesa è con voi». La missione a loro affidata – tema dell'incontro di Erbil, luogo in cui un tempo i cristiani si sentivano al sicuro grazie alla presenza di un base americana, ma che è stato colpito anche nel corso delle ultime ostilità dai bombardamenti iraniani – è quella comune a tutte le comunità cristiane: «Servire il mondo condividendo la luce di Cristo e portando gli uomini e le donne alla comunione con Dio», ricorda il Pontefice. Ma «non è sempre facile essere luce nel mondo», riconosce poi, dato che «in questo momento, siete chiamati a irradiare questa luce in una situazione che è stata spesso segnata dalla guerra e dall'instabilità». Per questo, il Pontefice accompagna i giovani indicando loro tre vie per «essere la luce di Cristo in mezzo a un'oscurità che, a volte, può sembrare opprimente». La prima è quella della testimonianza. La fede non serve a risolvere i problemi della vita, ma a riconoscere la realtà e «vivere nella verità». È vivendo radicati in Dio che gli altri potranno «vedere in voi» «il significato che anch'essi desiderano, e giungere così a condividere la stessa luce», dice il Papa. La seconda «via» suggerita è poi quella della preghiera e dei sacramenti, «specialmente la Confessione e l’Eucaristia», perché per essere testimoni di Cristo «dobbiamo imparare a conoscerlo».  Infine, «radicati nella carità», anche i giovani di Erbil riusciranno ad essere «costruttori di pace». Anche difronte alle difficoltà, afferma il Pontefice, «potete sempre scegliere di lasciare che la pace di Cristo regni nei vostri cuori» e così «unire coloro che vi circondano e a infondere negli altri la speranza di un futuro segnato da una pace duratura».

A cura di Marco Ladu

PADRE VIRGILIO MIRTO Sacerdote, educatore, missionario e vittima

 

Guasila 07-05-1910 - Tortolì 15-07-1947

 

Il 15 luglio 1947 Padre Virgilio Mirto compì un gesto eroico offrendo la sua vita per amore, per salvare la vita di alcuni dei suoi piccoli allievi missionari che rischiavano di perdere la vita nel mare di Orrì, sul lido accanto ad Arbatax. Padre Virgilio si buttò in mare per soccorrere i suoi figli, riuscì a salvarli tutti, e il Signore lo accolse come un vero sacrificio di amore. che si dona senza misura. Il corpo di Padre Mirto venne ritrovato più tardi, la sua mano irrigidita stringeva devotamente il crocifisso che aveva appeso al petto.

 

 

 

La Santa Sede

Diocesi di Lanusei

 

 

Comune di Tortolì


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