PARROCCHIA

 

SANT’ANDREA APOSTOLO

 

TORTOLI’ 

 

Benvenuti!

PARROCCHIA SANT'ANDREA APOSTOLO

 

Orari S. Messa

 

Festivi

07.30 - 10.00 - 18.00

 

Feriali

18.00

 

Per la partecipazione alla Santa Messa osservare le disposizioni di sicurezza emesse

 DOMENICA 20 SETTEMBRE 2020

 

CHIAMATI A LAVORARE NELLA VIGNA DEL SIGNORE

LA RICOMPENSA PIU'GRANDE

 

 Dio chiama tutti a lavorare alla sua vigna che è la Chiesa. L’invito è per tutti. Ognuno di noi, secondo le proprie capacità e doni ricevuti, è tenuto a collaborare per la diffusione del Regno dei cieli. Ciascuno deve vivere secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri. Dobbiamo ringraziare Dio per questo suo dono e chiedergli di farci scoprire che è impagabile l’onore di lavorare nella sua vigna fin dal mattino.

   

La parabola che abbiamo ascoltato ci sorprende per il comportamento del Padrone che dà a tutti la stessa paga, agli ultimi come ai primi.

All'inizio della giornata Egli chiama a lavorare nella sua vigna i primi operai, con i quali pattuisce il salario quotidiano di un denaro. Successivamente esce altre quattro volte e ogni volta trova operai senza lavoro che manda nella sua vigna, assicurando che avrebbe dato loro quello che è giusto. "Quello che è giusto ve lo darò”: quale sarà questo salario giusto?

  Al termine della giornata, nel momento della paga, si verifica qualcosa di imprevedibile e molto strano: quelli che hanno lavorato un’ora soltanto ricevono un denaro, cioè la paga pattuita con i primi operai per l'intera giornata. Così pure gli altri gruppi ricevono un denaro.

  I primi, costatando la grande generosità del padrone, si aspettano una ricompensa più grande. Invece, con viva delusione, ricevono un denaro. Non nascondono il proprio disappunto e accusano il padrone di ingiustizia. Non è giusto. dicono, una sola ora di lavoro non merita la stessa paga di un’intera giornata!

  ln questa apparente ingiustizia sta la vera novità del Vangelo. La giustizia di Dio, rappresentato dal Padrone della parabola, è diversa dalla nostra. La sua giustizia supera la nostra giustizia, senza negarla. Egli è giusto perché è misericordioso. Davvero, come dice la prima lettura di oggi, “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”.  Il Padrone ha superato la giustizia con la bontà, con la generosità. Il Padrone non è ingiusto, ma generoso.  Con la parabola Gesù ha voluto giustificare il suo comportamento benevolo e accogliente verso i peccatori. Secondo i farisei Gesù metteva sullo stesso piano peccatori e giusti: ecco l’ingiustizia!

 Don Piero


PREGHIERA

 

 Signore Gesù   

dona a coloro che hanno subito offese e violenze

la grazia di trovare nel perdono

l’unica via della consolazione

e della pace.

Amen! 

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"Tortolì in cammino"

38 - Tortolì in cammino 20 - 26 Settembr
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**** BACHECA NEWS ****

 

AVVISI E PROGRAMMI DELLA PARROCCHIA

 

DON   PIERGIORGIO  PISU  NUOVO  PARROCO   DELLA CATTEDRALE   DI   LANUSEI

 

Domenica 27 settembre alle ore 18.30, don Piergiorgio Pisu, finora parroco di Stella Maris in Arbatax, farà il suo ingresso nella nuova comunità parrocchiale di Santa Maria Maddalena in Lanusei. È stato nominato parroco della Cattedrale e Arciprete del Capitolo dei canonici. In questo nuovo impegno pastorale lo accompagniamo con l’affetto e la preghiera. 

DIRETTORIO PER LA CATECHESI

 ...

UN FELICE EVENTO PER LA VITA DELLA CHIESA 

UNA VOCAZIONE ECCLESIALE 

Il catechista è un cristiano che riceve la chiamata particolare di Dio la quale, accolta nella fede, lo abilita al servizio della trasmissione della fede e al compito dell’iniziare alla vita cristiana. Le cause immediate perché un catechista sia chiamato a servire la Parola di Dio sono molto varie, ma sono tutte mediazioni delle quali Dio, attraverso la Chiesa, si serve per chiamare al suo servizio. Per questa chiamata, il catechista è reso partecipe della missione di Gesù di introdurre i discepoli nel suo rapporto filiale con il Padre. Il vero protagonista, però, di ogni autentica catechesi è lo Spirito Santo che, mediante un’unione profonda che il catechista nutre con Gesù Cristo, rende efficaci gli sforzi umani nell’attività catechistica. Questa attività si realizza nel seno della Chiesa: il catechista è testimone della sua Tradizione viva e mediatore che facilita l’inserimento dei nuovi discepoli di Cristo nel suo corpo ecclesiale” (art. 112).

  Siamo soliti pensare che la crisi vocazionale riguardi fondamentalmente la scelta del sacerdozio o della vita religiosa. Recentemente ci siamo accorti che anche il matrimonio risente di queste difficoltà. Anche la chiamata ad essere catechista incontra le stesse criticità, risposte deboli e timorose, adesioni altalenanti.

  È proprio quanto affermato nell’articolo 111: “Tutta la comunità cristiana è responsabile del ministero della catechesi, ma ciascuno secondo la sua particolare condizione nella Chiesa: ministri ordinati, persone consacrate, fedeli laici. Attraverso loro, nella differenza delle funzioni di ognuno, il ministero catechistico offre, in modo completo, la Parola e la testimonianza della realtà ecclesiale. Se mancasse qualcuna di queste forme di presenza la catechesi perderebbe parte della propria ricchezza e del proprio significato”.

ESSERE, SAPERE E SAPER FARE 

Il Direttorio dedica un’ampia sezione alla formazione del Catechista ( art. 130 -156).

  L’articolo 136 ricorda che “La formazione del Catechista comprende diverse dimensioni. Quella più profonda fa riferimento all’essere catechista, ancor prima di fare il catechista…

  Questa dimensione è oggi declinata anche con l’accezione del saper essere con, che evidenzia quanto l’identità personale sia sempre un’identità relazionale. Inoltre, perché il catechista svolga adeguatamente il suo compito, la formazione sarà attenta anche alla dimensione del sapere, che implica una doppia fedeltà al messaggio e alla persona nel contesto in cui vive. Infine, essendo la catechesi un atto comunicativo ed educativo, la formazione non trascurerà la dimensione del saper fare”.

  Il catechista non fa qualche cosa, ma anzitutto è una persona, un credente e un apostolo. Il Direttorio ricorda di “non accentuare una dimensione rispetto ad un’altra” (art. 137).

 LA VOCAZIONE DEL CATECHISTA E' ECCLESIALE

E SI REALIZZA NEL SENO DELLA CHIESA

 

DON FILIPPO CORRIAS

NUOVO PARROCO DI STELLA MARIS

 

da Gairo ad Arbatax

martedì 29 settembre ore 18.30

 

Un fraterno abbraccio!

               

              TUTTI SIAMO CHIAMATI

 

 

T

utti siamo chiamati a lavorare nella vigna del Signore. In questo sta il senso, lo scopo della vita: lavorare nel campo del Signore per la costruzione del suo Regno. La chiamata, però, non avviene per tutti alla stessa ora. C’è chi cammina con Gesù da quando è piccolo, chi lo ha incontrato a 20 anni, chi a 30, chi a quaranta… chi sul letto di morte… insomma, Dio non smette mai di cercarci, perché ci ama troppo! Egli non può vedere l’uomo starsene “con le mani in mano” a sprecare vita. Il momento in cui arriva la chiamata, se presto o tardi, non ha importanza. Importante è essere pronti, rispondere alla propria chiamata, che dobbiamo accogliere con gioia. 

 

LE OMELIE DI PAPA FRANCESCO  

IL SANTO PADRE

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SMETTIAMOLA DI ODIARE, SFORZIAMOCI DI PERDONARE   

 

Pensiamo alla fine, smettiamola di odiare”. È l’invito centrale dell’Angelus di domenica 13 settembre, in cui il Papa si è soffermato sul significato del perdono. “Oggi, al mattino, mentre celebravo la Messa – ha rivelato Francesco ai fedeli riuniti in piazza San Pietro, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale – mi sono fermato, sono stato colpito da una frase della prima Lettura, nel libro del Siracide. La frase dice così: ‘Ricorda la fine e smetti di odiare’. Bella frase! Pensa alla fine! Pensa che tu sarai in una bara… e ti porterai l’odio lì? Pensa alla fine, smetti di odiare! Smetti il rancore. Pensiamo a questa frase, tanto toccante: Ricorda la fine e smetti di odiare’”.

  “Non è facile perdonare – ha ammesso il Papa – perché nei momenti tranquilli uno dice: ‘Sì, questo me ne ha fatte di tutti i colori ma anch’io ne ho fatte tante. Meglio perdonare per essere perdonato’. Ma poi il rancore torna, come una mosca fastidiosa d’estate che torna e torna e torna… Perdonare non è soltanto una cosa di un momento, è una cosa continua contro questo rancore, questo odio che torna”.

  “Non possiamo pretendere per noi il perdono di Dio, se non concediamo a nostra volta il perdono al nostro prossimo”, il monito di Francesco: “È una condizione: pensa alla fine, al perdono di Dio, e smettila di odiare; caccia via il rancore, quella mosca fastidiosa che torna e torna. Se non ci sforziamo di perdonare e di amare, nemmeno noi verremo perdonati e amati”. 

Marco LADU

 

 

La Santa Sede

Diocesi di Lanusei

 

 

Comune di Tortolì


Nota di Redazione 

 

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